LA STORIA DI GIOVINAZZO BORGO ANTICO IN PROVINCIA DI BARI

Storia, cultura e tradizioni

Giovinazzo, borgo antico in provincia di Bari che si affaccia direttamente sul mare cristallino, proprio per la sua posizione e la sua peculiarità, si è guadagnato la fama di essere una delle perle più belle dell'Adriatico.

La leggenda narra sia stata fondata dal mitico eroe Perseo, figlio di Giove (da cui l'origine del nome, "Jovis natio"). 

Il borgo antico è costruito con la caratteristica pietra bianca di Puglia e tra i suoi vicoli si possono visitare molti monumenti e luoghi di interesse storico: per esempio il famoso Arco di Traiano, fatto erigere dall'Imperatore Traiano assieme alla cinta muraria della città; oppure "U Tamurre", come qui viene chiamato il Torrione Aragonese a causa della sua forma che ricorda quella di un tamburo. Ma molte ancora sono le bellezze di Giovinazzo, tra cui le sue strade, le sue piazze, le sue chiese, ma soprattutto la sua gente, cordiale e ospitale.

Dispone inoltre di un porto turistico e di 5 km di spiagge (molte sono spiagge attrezzate).

Nel 2017 Giovinazzo è stata inserita tra le "100 Mete d'Italia", un progetto editoriale che vuole valorizzare lo stile italiano e "l'italianità", con l’obiettivo di creare un prodotto pregevole in grado di favorire la crescita dell'identità turistica italiana. Durante la premiazione in Senato Giovinazzo ha ricevuto anche la menzione d'onore  nella sezione denominata "Orchidea" per la sua "bellezza unica" ed "eleganza".

Cartografia storica

Il cartografo nel suo disegno, da considerarsi una vera opera d’arte sotto l’aspetto estetico, sintetizza l’essenza del luogo stesso, visto, osservato, secondo i resoconti da parte dei vescovi, dei viaggiatori, dei mercanti e dei marinai. A sua volta lo fissa, lo posiziona e lo colloca con gli altri elementi secondo le principali nozioni dell’orientamento umano (nord, sud, ovest e est).

I primi cartografi furono i greci seguiti dai romani fra cui domina Claudio Tolomeo (100-170 d.C.). Il primo toponimo Natiolum simboleggia il primo nucleo di pochi abitanti, forse a seguito di “Nizio” un veterano di guerra romano di origine mediterranea da una radice “na” abitare (in greco Natio: abito, news, tempio, indicherebbe paese o borgata) compare nell’itinerario Teodosiano (Teodosio I, imperatore romano, Canca 347 - Milano 395) o di Peutinger Konrad meglio conosciuto come Tabula Peutingeriana, la cui redazione è da porre tra il II ed il IV secolo e ci è giunta una copia del XIII secolo; essendo un tipico esempio di cartografia topologica, una cartografia molto legata alla consolidata pratica del tempo, del rilievo agrimensorio, con le misurazioni in stadi in cui si mettono in evidenza le posizioni reciproche delle località geografiche conosciute nel mondo mediterraneo. La tradizione riporta anche un secondo toponimo Castrum Netium, in quanto Giovinazzo venne fortificata dall’imperatore Traiano verso il 105 d.C. per la sua posizione strategica e per il suo importante approdo, per lo scambio di merci quale la cala-porto.
Circa la venuta di Traiano abbiamo un reperto molto importante l’arco Traiano sostenuto da quattro colonne ed un grande arco, che conferma l’importanza storica e strategica del paese di Giovinazzo. Due grandi strade secondo il Corica, autore di una storia delle due Sicilie dai più antichi tempi anni 1770 attraversavano la Peucetia: l’una ramo della via Appia si teneva più a monte e passava per le famiglie del Vulture e venosa ed a palazzo San Gervasio, il Garagnone, Gravina andava a Salvio; l’altra più lunga si staccava dalla base dell’Ofanto e da Canosa passava a Ruvo, Bitonto e scendeva a Giovinazzo la Natium di allora, per proseguire per Bari, Torre Ripagnola, Egnatia ed Ostuni e questa fu detta anche Via Traiana.

Un’altra citazione di “Netiolum” la si trova nel “Ravennatis Anonymi Cosmografia” di fine secolo VII compilata sulla base di un itinerario derivante dalla fonte della Peutigeriana.
Il toponimo “Juvenatium” lo troviamo in un documento dell’anno 938 d.C. relativo alla ricostruzione della Chiesa San Felice (che è la più vecchia di Giovinazzo), dove si cita il greco Cinnamo ”index et spartharicus” di Jebenatia. Tale forma medioevale è stata interpretata come la nuova Netium, in quanto nella toponomastica italiana, l’uso dell’aggettivo “Juvenis” indica “nuovo”, perciò è più probabile che Jubenatium altro non sia che Jovis Natium, la Natium di Giove.
E questo toponimo che compare sempre nei successivi documenti, confermato dal cartografo e geografo arabo Al-idrisi, meglio conosciuto in Italia come Edrisi, vissuto alla corte di Palermo all’epoca del re di Sicilia Ruggero II (anno 1095-1154) nella seconda metà del XXII secolo, evidenzia il porto di Giovinazzo come altri porti pugliesi tra i più importanti che accoglieva molte navi da carico e che è diventato passaggio obbligato tra oriente ed occidente.
Infatti Edrisi, descrive Giovinazzo come punto di riferimento 6 miglia da Torre Silos (l’attuale Santo Spirito). La fruizione del porto di Giovinazzo era soprattutto legata alle città gemelle dell’entroterra, quali Bitonto e Terlizzi che non ti stavano dalla costa più di 15 km. Lo stesso toponimo “Jouenazo” compare nella corografia della Puglia annessa alla cronaca di Jordanus del 1334-1339.


Nelle fotografie sotto:
(1) Corografia della Puglia
(2) Giovinazzo era raggiungibile sia dalla Via Traiana, che dalla litoranea. La linea nera corrisponde alla Via Traiana. La linea arancione corrisponde alla litoranea.

Il dolmen di Giovinazzo

I reperti archeologici - per lo più corredi funerari degli inumati - tra cui frammenti di ceramica e tazze di piccole dimensioni, fra cui predominano le capeduncole carenate, sono manufatti di ceramica protoapenninica rivenuti nel Dolmen di Giovinazzo all’età del bronzo tra il XVII sec ed il XVI sec a.C.

Non può passare in second’ordine il pavimento del Dolmen realizzato in un terriccio nerastro compatto con particelle di frammenti di vasi d’impasto di età enea e ceramica neolitica che attesterebbe l’esistenza di un precedente insediamento nel luogo della tomba e che costituirebbe il paleosuolo adagiato sul banco roccia calcarea del Dolmen.

La datazione ufficiale del monumento è attorno al 1800 a.C. ma secondo alcuni studiosi il Dolmen di Giovinazzo appartiene alla cultura neolitico-eneolitica e si porrebbe fra i maggiori monumenti dell’arte megalitica europea, anticipando la sua datazione di circa 500-1000 anni.

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Arte a Givinazzo

ARTE

Sono molte le opere d'arte che è possibile ammirare a Giovinazzo, come per esempio il Castello, le Mura di Traiano o il Torrione Aragonese. Ma anche strade e piazze, come Piazza Vittorio Emanuele II, dove sorge la Fontana dei Tritoni. Infine le chiese, che racchiudono veri e propri tesori, come per esempio la chiesa convento di San Domenico, nella quale è esposta "San Felice in cattedra", una tela del 1542 commissionata da ricchi giovinazzesi del tempo e realizzata dal grande pittore rinascimentale veneziano Lorenzo Lotto.
STORIA DI GIOVINAZZO

STORIA

Ricca di storia, Giovinazzo ha vissuto l'epoca romana, quella medievale e quella modera, fasi alle quali corrispondono altrettanti nomi della città: inizialmente Natiolum, poi Juvenantium e infine Giovinazzo. La scoperta del dolmen detto di San Silvestro nel 1961 ha fatto ipotizzare che l'attuale città di Giovinazzo ospitasse insediamenti umani già nell'Età del Bronzo. Ancora poco conosciuto, il dolmen di Giovinazzo costituisce un esempio di architettura megalitica del II millennio a.C. tra i più completi.
spiagge Giovinazzo

Spiagge

Il centro storico di Giovinazzo si affaccia direttamente sul mare Adriatico sul suo Lungomare di Levante, recentemente oggetto di un importante progetto riqualificazione. A nord del centro abitato, vicino al porto, troviamo i ciottoli e gli scogli di Lido Azzurro; ancora più a nord incontriamo Cala Arena, una spiaggia attrezzata (ma anche con una parte libera) di ciottoli e sabbia; infine a sud del porto c'è Cala San Spiriticchio, un'isenatura rocciosa incuneata nella costa dove, dopo il bagno, è possibile rifocillarsi presso il ristorante-pizzeria.
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